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La lingua

 

 
Ma che lingua si parla in Bosnia, Serbia e Croazia ?

 

Premessa: per semplicità e per evitare problemi con la tastiera e con la visualizzazione dei caratteri, alcune parole in questo articolo sono scritte in una grafia semplificata e senza accenti, dieresi ecc

Chi ha già compiuto i quarant'anni e' stato abituato da giovane a vedere i Balcani come un'unica nazione (la Jugoslavija) e a leggere sui giornali riferimenti più o meno vaghi ad una lingua "slava" sia che si parlasse di uomini del nord della Slovenia che del sud del Kosovo.
Gia' con la disgregazione della Jugoslavija si e' cominciato a scoprire che gli Sloveni non avevano poi tanto in comune con i Kosovari, mentre nel mezzo il tutto era annegato in un generico "Serbo-Croato".
Il primo impatto con la Bosnia può ingenerare poi ulteriore confusione: "in Bosnia si parla Bosniaco, che e' diverso dal Serbo perchè loro scrivono in caratteri cirillici, ma che e' diverso anche dal Croato, che ha i caratteri latini come noi, alcune parole uguali che però si pronunciano diversamente e alcune parole diverse che però hanno la stessa pronuncia" (frase realmente sentita da un traduttore durante un viaggio in Bosnia).
E qui crollano anche le poche certezze. Ma come? Ma il "Serbo-Croato" come fa ad esistere se non c'e' nemmeno l'alfabeto in comune ? E se la lingua e' la stessa, perché per raggiungere la Bosnia dobbiamo attraversare prima la "Dogana", poi la "Carina", poi la "Cestnina", poi la "Cestarina" e infine un qualcosa di indecifrabile che potrebbe essere greco o russo e che il mio computer non sa come rendere?
Un aiuto fondamentale arriva dal decisivo articolo di Luca Bogdanic (studioso Croato di geopolitica) su Limes di Giugno 2003 dedicato ai Balcani. Gia dal titolo "Serbo, Croato o Serbo-Croato? L'uso geopolitico della lingua" si capisce che non sarà banale venirne a capo (come quasi sempre quando si parla di Balcani).

Per comprendere la storia delle lingue dei Balcani, bisogna risalire alla fine dell'Ottocento quando e' necessario difendere l'identità culturale "slava" dalla pressione della cultura Austro-Ungarica. Il concetto di base e': come possiamo difendere gli interessi comuni dei popoli balcanici se non abbiamo neanche una lingua in comune?
Il motivo di base della nascita dello "Jugoslavo" e' quindi prettamente politico: siamo un unico popolo, abbiamo un'unica lingua per cui vogliamo staccarci dalla pressione dell'impero Austro-Ungarico con cui non abbiamo radici culturali comuni da spartire. Come "esperanto" dei popoli slavi venne scelto il dialetto parlato in uno dei punti di maggiore mescolanza fra le varie etnie che animavano i balcani, la Bosnia-Erzegovina, in particolare fu scelto il Croato parlato in Erzegovina perchè più simile ai dialetti Serbi presenti più a sud. Questo dialetto era detto "stokavo" (dalla grafia del pronome interrogativo "che ?": "sto") mentre la sua pronuncia era detta "ijekava" ("pronuncia delle sole vocali").

E già qui si comincia a far fatica a seguire il filo del discorso perchè tanto per dare un idea, duecento chilometri più a sud si continuava ad usare il dialetto "stokavo" (le parole quindi erano le stesse) ma la pronuncia era "ekava" ("pronuncia anche delle vocali") e quindi diversa.
Quindi il fatto che Serbo, Croato, Bosniaco e Serbo-Croato fossero una sola lingua o lingue diverse era correlato a questioni meramente geopolitiche più che linguistico-culturali: chi voleva la "Jugoslavija" ("Nazione di tutti gli slavi") aveva interesse ad esaltarne le affinità, i fautori del nazionalismo separatista ovviamente evidenziavano le differenze.
Il fatto che i Serbi utilizzassero ANCHE l'alfabeto cirillico (mutuato dalla fede ortodossa ed adattato alla lingua locale con la logica "Scrivi come parli e leggi com'e' scritto") mentre più a nord si utilizzava solo l'alfabeto latino, in un mondo di analfabetismo diffuso, non ostacolava il mescolamento delle lingue e dei dialetti.
D'altra parte va ricordato che anche in Croazia e in Bosnia nel medioevo veniva utilizzato l'alfabeto "glagolitico", una variante del cirillico ancora visibile negli affreschi delle chiese Croate medievali sopravissute al conflitto.
Vogliamo complicare un po' la vicenda? Esistono parole che si scrivono allo stesso modo con l'alfabeto latino e con quello cirillico ed hanno quindi stessa pronuncia e significato: jaje (uovo), ja (io), mama (mamma), TATA (papà scritto in stampatello maiuscolo) e molte altre di uso meno comune.
Nel dopoguerra, ovviamente, la spinta al riconoscimento di un'unica lingua "panslava" o "Jugoslava" fu massima da parte del regime Socialista di Tito in quanto fonte ulteriore di unione dei popoli Balcanici.
Nel 1954 addirittura venne prodotto un documento (gli "Accordi di Novi Sad") che più o meno recitava: "la lingua di Serbi, Croati, Bosniaci e Montenegrini e' un' unica lingua con due diverse pronunce, la "ekava" a sud e la "ijekava" a nord". In sostanza (citando lo scrittore Miroslav Krleza) "Croato e Serbo sono un'unica lingua, i Croati la chiamano Croato, i Serbi Serbo, gli altri Serbo-Croato".
Negli anni novanta ovviamente le spinte geopolitiche erano di indirizzo opposto, da qui le iniziative da parte dei governi nazionalisti Croati per cercare di distinguere la loro lingua dal "Serbo-Croato" ufficiale inventando nuove parole o ripescandone di arcaiche, purché fossero radicalmente diverse dal Serbo (dando vita anche a numerose barzellette sul "neo-croato").
Giusto per fare un esempio, nel 1990 il governo Croato cambiò nome al "passaporto", da "pasos" (pronuncia e grafia uguali in Serbo e in Croato) a "putovnica" (dal Croato antico "putovati", "viaggiare").
In parallelo ai Croati anche i Serbi negli anni novanta si sono dati da fare per differenziare il Serbo corrente dal "Serbo-Croato" ufficiale cancellando, per esempio, ogni traccia della versione in caratteri latini della lingua e considerando come ufficiale solamente quella in caratteri cirillici.
In tutto questo caos rimangono poi da considerare i dialetti locali, restii come tutti i dialetti a farsi sopraffare dalle lingue ufficiali, che rimangono tuttora agganciati alle radici storiche.
E' quindi più facile che si capiscano un contadino delle campagne di Zagabria e uno delle campagne di Belgrado, che hanno in comune la radice tedesca del dialetto, piuttosto che un pescatore di Dubrovnic che nel suo dialetto ha molte parole derivate dal dialetto veneziano.
Un piccolo esempio?
Se rimanete a piedi con la macchina nelle campagne Croate, per chiedere un cacciavite dovete chiedere un "sarafencinger", se invece siete sulla costa Dalmata potete chiedere un "kazavita", molto più facile, forse per quello che tanti italiani vanno in vacanza sulla costa "Jugoslava".

 
 
 
 
 
 

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